Quanto all’uso per il corpo, il miele, con lo yogurt, è un’ottima maschera per la pelle secca. Oppure per rafforzare i capelli sfibrati. Il largo uso in cucina

BENEFICI DEL MIELE

proprietà del miele

Il miele è da sempre considerato un alimento dalle proprietà eccezionali e sin dall’antichità viene utilizzato per la cura di molteplici disturbi dell’organismo. Il miele contiene glucosio e fruttosio, due zuccheri dalle calorie naturali, è un prodotto completo per eccellenza ed è ottimo per chi voglia seguire un’alimentazione sana e prendersi cura del proprio corpo in maniera naturale.

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COS’É IL MIELE

Il miele è un prodotto alimentare generato dalle api mellifere. Queste ultime, immagazzinano il nettare dei fiori o le secrezioni provenienti dalle parti vive delle piante (melata), aggiungono delle sostanze proprie e poi lasciano che il tutto maturi all’interno dell’alveare.

Il nettare è la sostanza zuccherina che i fiori producono per attirare gli insetti, tra cui le api, che diventano così trasportatori inconsapevoli del polline, elemento fecondante delle altre piante. In natura, ogni fiore produce un nettare diverso e dunque differenti saranno le tipologie di miele presenti.

La parola miele probabilmente deriva dalla forma ittita “melit” o dal latino “mel” e per millenni è stato l’unico elemento dolcificante dei cibi. Era apprezzato dai Sumeri e anche dagli Egizi che accanto alle mummie posavano grossi recipienti colmi di miele affinché il defunto lo portasse con sé nell’aldilà. I Greci lo definivano il “cibo degli dei”, perché utilizzato nei riti religiosi e i Romani lo usavano per la produzione di birra e idromele.

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il miele insieme all’aceto hanno proprietà benefiche

COME SI PRODUCE IL MIELE

Tutto ha inizio nell’alveare. Le api mellifere (o bottinatrici) dopo aver raccolto il nettare dai fiori (o la melata dalle piante), lo trattengono in una sacca posta nella gola che serve ad immagazzinare una grande quantità di tali sostanze. Quando la sacca è colma, le api tornano all’alveare e rigurgitano il contenuto della sacca, passando il “bottino” alle api operaie.

Queste ultime ingurgitano a loro volta il bottino, tenendolo nel corpo per circa mezz’ora affinché la quantità d’acqua presente si riduca. Dopodiché, lo rigurgitano e lo depongono nei favi, vere e proprie dispense a forma di celle esagonali, chiudendoli con della cera. Qui entrano in gioco le api “ventilatrici”, chiamate così perché agitano le ali per creare delle correnti d’aria che regolano il tasso di umidità dentro l’alveare, mantenendo costante la temperatura.

Dopo trentasei giorni di tale “ventilazione”, il miele raggiunge la consistenza necessaria affinché non ammuffisca più e possa essere conservato come provvista invernale. A questo punto il miele è pronto e l’apicoltore può raccoglierlo. La prima operazione da svolgere è l’allontanamento delle api, utilizzando un apiscampo, cioè un disco in plastica che fa spostare le api, oppure un soffiatore di aria compressa che le allontana senza fare loro del male.

Dopo questa operazione, l’apicoltore estrae tutti i favi dall’alveare e taglia i tappi di cera con cui le api li hanno chiusi. Inizia dunque la fase della smielatura, cioè l’apicoltore inserisce i favi nello smielatore, una centrifuga che provvede a svuotare i favi del loro contenuto e ad inviare il miele all’interno di alcuni contenitori in acciaio chiamati maturatori.

Prima di finire nel maturatore, il miele viene filtrato con delle maglie di diverse dimensioni affinché vengano eliminati i residui di cera o di qualunque altra sostanza.

Dopodiché, una volta pulito, il miele viene messo a decantare per far emergere l’aria e dopo aver rimosso le bolle superficiali, viene introdotto nei barattoli, “verticalmente”, cioè utilizzando prima il miele che si trova sul fondo del secchio, poiché le impurità solitamente stanno invece sulla superficie del prodotto finale.

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COME SI PRODUCE IL MIELE

Tutto ha inizio nell’alveare. Le api mellifere (o bottinatrici) dopo aver raccolto il nettare dai fiori (o la melata dalle piante), lo trattengono in una sacca posta nella gola che serve ad immagazzinare una grande quantità di tali sostanze. Quando la sacca è colma, le api tornano all’alveare e rigurgitano il contenuto della sacca, passando il “bottino” alle api operaie. Queste ultime ingurgitano a loro volta il bottino, tenendolo nel corpo per circa mezz’ora affinché la quantità d’acqua presente si riduca. Dopodiché, lo rigurgitano e lo depongono nei favi, vere e proprie dispense a forma di celle esagonali, chiudendoli con della cera. Qui entrano in gioco le api “ventilatrici”, chiamate così perché agitano le ali per creare delle correnti d’aria che regolano il tasso di umidità dentro l’alveare, mantenendo costante la temperatura. Dopo trentasei giorni di tale “ventilazione”, il miele raggiunge la consistenza necessaria affinché non ammuffisca più e possa essere conservato come provvista invernale. A questo punto il miele è pronto e l’apicoltore può raccoglierlo. La prima operazione da svolgere è l’allontanamento delle api, utilizzando un apiscampo, cioè un disco in plastica che fa spostare le api, oppure un soffiatore di aria compressa che le allontana senza fare loro del male. Dopo questa operazione, l’apicoltore estrae tutti i favi dall’alveare e taglia i tappi di cera con cui le api li hanno chiusi. Inizia dunque la fase della smielatura, cioè l’apicoltore inserisce i favi nello smielatore, una centrifuga che provvede a svuotare i favi del loro contenuto e ad inviare il miele all’interno di alcuni contenitori in acciaio chiamati maturatori. Prima di finire nel maturatore, il miele viene filtrato con delle maglie di diverse dimensioni affinché vengano eliminati i residui di cera o di qualunque altra sostanza. Dopodiché, una volta pulito, il miele viene messo a decantare per far emergere l’aria e dopo aver rimosso le bolle superficiali, viene introdotto nei barattoli, “verticalmente”, cioè utilizzando prima il miele che si trova sul fondo del secchio, poiché le impurità solitamente stanno invece sulla superficie del prodotto finale.

MIGLIORI TIPI DI MIELE

Acacia. È il più diffuso in Italia: liquido, di colore chiaro, ha un aroma molto raffinato. Ideale per dolcificare il caffè, il tè, le bevande. E quindi sostituire lo zucchero. Un altro uso molto appropriato è con lo yogurt o con i formaggi.

Castagno. Colore ambra, scuro, con una tonalità rossastra. Aroma intenso, sapore amarognolo: è particolarmente gradito agli amanti dei formaggi e della selvaggina, due cibi con i quali si combina molto bene. Ottimo anche con la ricotta fresca.

Lavanda. Sapore intenso ma gradevole, aromatico e fresco. Il colore del miele alla lavanda è ambrato chiaro, con riflessi sul giallo. A tavola accompagna bene qualsiasi formaggio di sapore forte, come per esempio il pecorino.

Arancia. Colore chiaro, e sapore fruttato. Questo tipo di miele si usa bene con i dolci (anche in questo caso sostituisce qualsiasi tipo di zucchero), specie quelli da forno, e con lo yogurt. Molti lo usano anche in cucina per frittate e insalate leggere e primaverili.

Tiglio. Può essere di due tipi: liquido o cristallizzato. Nel primo caso è ambrato chiaro, nel secondo invece è bianco o beige. Aroma intenso, sapore mediamente dolce: accompagna in modo efficace tè e tisane.

Sulla. Di colore chiaro, prodotto e raccolto nelle regioni del centro e del Sud, è un miele che viene usato generalmente per produrre dolci e torroni. Ma anche come dolcificante, specie in alternativa al miele d’acacia, grazie al suo profumo delicato e floreale.

Tarassaco. Di colore giallo vivo, ha un sapore di grande freschezza ed è molto dolce. Ottimo per abbinarlo a una macedonia di frutta, a una torta di nocciola, oppure a formaggi di media stagionatura.

Erica. Denso, ambrato, con tonalità che vanno verso il colore arancione. Odore intenso e floreale: si abbina ai formaggi stagionati.

Rosmarino. Giallo chiaro se liquido, bianco o avorio quando è cristallizzato. Un sapore dolce-acido che lo rende un fantastico accompagnatore di formaggi di capra. Viene prodotto innanzitutto in Puglia e in Sardegna.

Melata di bosco. È un miele che non deriva dal nettare dei fiori ma dalla melata, ovvero la secrezione zuccherina emessa da insetti che succhiano la linfa degli alberi. Il suo uso privilegiato è con formaggi freschi oppure con il latte.